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Bemer e cancro

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Bemer e cancro

Il dottor Alessandro Paccapelo è un oncologo, specializzato in medicina integrata.

Intervenendo al 7° Convegno Medico di Bemer Italia, ha evidenziato i risultati di diversi studi scientifici pubblicati su PubMed

PubMed è il portale americano dove vengono pubblicati gli studi in campo medico più autorevoli in assoluto a livello mondiale.

In particolare, questi studi hanno rivelato:

  • Una totale sicurezza di Bemer nel trattamento tumorale, con assenza di espressione di geni correlati al cancro;

  • L’effetto sinergico con i farmaci antitumorali e con la radioterapia, grazie alla diminuzione dell’acidità e dei ROS.

Questa sigla sta per “Reactive Oxygen Species”, e viene usata per indicare composti dell’ossigeno a elevata attività ossidante; si riferisce principalmente ai radicali liberi.

  • La diminuzione della glicolisi anaerobica, cioè del metabolismo tipico tumorale;

  • La tossicità nei confronti delle cellule tumorali, dovuta ad una migliore perfusione di ossigeno; quindi riduzione dell’ipossia.

  • Induzione dell’apoptosi, cioè di quel fenomeno che determina la morte programmata di una cellula a un certo punto del suo ciclo vitale, nei confronti delle cellule tumorali.

Ossigenazione

In particolare la ricerca, pubblicata su PubMed, ha riscontrato che l’ossigenazione del tumore è un effetto locale, con un raggio di 70-150 micrometri.

In questo breve spazio è di vitale importanza l’azione dei capillari.

Il tumore, man mano che cresce, rende sempre più difficile l’ossigenazione locale del tessuto tumorale, creando un effetto valanga.

E l’ipossia rende le cellule tumorali sempre più resistenti all’azione dei farmaci e della radioterapia.

La vasomozione, che Bemer incrementa fino al 30%, riduce l’ipossia e quindi contrasta efficacemente la proliferazione tumorale.

La presenza di ossigeno è assolutamente critica per la cura del tumore; la scarsità di ossigeno è un elemento che tende a scatenare la proliferazione di cellule tumorali.

Infatti la mancanza di ossigeno favorisce la mutazione delle cellule.

Ipossia

È l’ipossia a determinare la messa in moto di una serie di eventi che favoriscono la trasformazione delle cellule tumorali da stazionarie e rigide a mobili e invasive.

A scoprirlo è uno studio della Johns Hopkins pubblicato su Pnas che ha evidenziato l’innesco di una catena molecolare di eventi con esito negativo, in seguito alla riduzione di apporto di ossigeno nella sede tumorale.

Questa ricerca ha scoperto che la produzione di due proteine già note per peggiorare la prognosi in caso di cancro al seno aumenta in maniera significativa quando le cellule tumorali sono esposte ad una condizione di carenza di ossigeno.

Nello specifico, l’ipossia aumenta i livelli di RhoA e di ROCK1.

I ricercatori hanno quindi provato che la correzione dello stato di ipossia, tramite il ripristino del normale livello di ossigeno nei tessuti – per esempio con la mioglobina – rende i tumori meno aggressivi e rallenta la progressione del cancro.

Un altro studio ha dimostrato che aumentando la pO2 nel tessuto tumorale mammario usando l’ossigenoterapia normobarica o moderatamente iperbarica, si ottiene un ritardo significativo nella crescita del tumore mediante riduzione della densità vascolare e aumento della morte delle cellule tumorali.

Una riflessione

E a questo punto faccio un’osservazione personale: le mascherine, che impediscono la corretta respirazione e costringono a respirare la stessa aria già emessa dai polmoni, quindi impoverita di ossigeno, tendono a creare uno stato di ipossia.

Qui c’è un approfondimento sul tema.

Al contrario, l’iperossia, cioè l’abbondanza di ossigeno, ritarda la crescita delle cellule tumorali e ne induce l’apoptosi, quindi il “suicidio”.

Questo è un articolo di PubMed che illustra tale meccanismo.

E questo è un secondo articolo, più recente, che riprende ed approfondisce i risultati del precedente.

Un altro articolo sulla stessa linea, conclude:

these data provide experimental proof of the concept that hypoxia is not just a side effect of deregulated growth but a key factor on which the tumor relies in order to promote its own expansion.”

Cioè, questi dati forniscono la prova sperimentale del concetto che l’ipossia non è soltanto un effetto collaterale della crescita esponenziale delle cellule tumorali, ma piuttosto rappresenta un fattore chiave sul quale il tumore si fonda per promuovere la sua espansione.

Ancora, un altro articolo illustra l’efficacia di un farmaco che induce una migliore ossigenazione del tessuto tumorale, e la conseguente possibilità di ridurre i dosaggi dei farmaci antitumorali, che notoriamente presentano gravi problematiche di effetti collaterali.

Vasomozione

Il risultato di migliorare la vasomozione, e quindi l’ossigenazione dei tessuti, si può ottenere anche in un modo assolutamente non invasivo e non tossico per l’organismo.

La vasomozione consiste nell’escursione vascolare ritmica in ambito microvascolare, indotta dalla variazione locale del tono della muscolatura liscia ed indipendente dal ritmo cardiaco e dalla regolazione neuronale o umorale, che aiuta il sangue a raggiungere ogni singola cellula.

Questo articolo ne illustra la dinamica.

E quest’altro articolo mostra che, quando il consumo cellulare è abbastanza elevato da produrre regioni di ipossia, le oscillazioni di flusso indotte dalla vasomozione possono aumentare sensibilmente l’ossigenazione.

Di conseguenza la cellula verrà meglio rifornita di ossigeno e sostanze nutritive, rimuovendo al contempo gli scarti catabolici e quindi combattendo efficacemente l’infiammazione.

Ancora, un altro studio mostra che nel tessuto tumorale la vasomozione è ridotta.

Terapia fisica vascolare

La terapia fisica vascolare Bemer consiste nell’utilizzo di un apposito tappetino – il B-Body – che eroga specifici segnali magnetici, comandato da una centralina di piccole dimensioni.

Questo studio comparativo mostra l’efficacia di vari dispositivi disponibili in commercio, a proposito dello stimolo della vasomozione. Bemer è risultato il più efficace in assoluto.

Confronto Bemer - Concorrenza

La terapia può essere effettuata in ambulatorio e anche a domicilio, in quanto l’utilizzo è semplicissimo e privo di effetti collaterali, come già evidenziato dagli articoli citati di PubMed.

E richiede pochi minuti ad ogni seduta; tipicamente otto minuti due volte al giorno, ma in ambulatorio si possono effettuare sedute più prolungate per riuscire a fane solo una al giorno, o ancora più diradate.

Per approfondire:

 

 

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Pubblicato da marcoverdinelli

Fin da ragazzo mi sono interessato di elettronica. Un'estate andai in vacanza in montagna - si, in estate preferisco il fresco dell'altezza... - con gli amici; c'era una piscina riempita con l'acqua del locale torrente. Gelida. In quell'occasione mi venne una dolorosissima tallonite, che mi impedì di avvicinarmi a quell'acqua per tutto il tempo. Vi lascio immaginare l'arrabbiatura... Ma qui entra in gioco l'elettronica. Prima di partire, avevo visto il progetto di un apparecchio elettromedicale sulla rivista Nuova Elettronica. Tornato a casa, alzai il telefono e ordinai il kit. Lo montai, feci 20 giorni di applicazioni, e... Da allora sono passati oltre trent'anni, e non ho mai più avuto talloniti! Fu l'inizio di un grande amore... E oggi ho finalmente trovato un'azienda che ha sviluppato la ricerca scientifica nel settore, e propone apparecchi di uso semplicissimo che hanno un'efficacia grandemente superiore.

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