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Salute mentale: un approccio innovativo

La salute mentale, un bene da difendere

La salute mentale e la terapia fisica.

TRATTO DAL 3° CONVEGNO NAZIONALE SIBE, SOCIETÀ ITALIANA BIOFISICA ELETTRODINAMICA, 2010

dr. Mario Betti, dr.ssa Maria Cristina di Meo, dr. Marco Paolo Carlo Picchi, dr. Marco Saettoni

Generalità

Dal giugno 2009 presso il Centro di Salute Mentale della Valle del Serchio (Azienda USL 2 di Lucca) abbiamo avviato un progetto sperimentale che prevede il trattamento di pazienti con disturbi psichiatrici mediante Ionorisonanza Ciclotronica.

Questa metodica non era ancora stata applicata in modo sistematico in ambito psichiatrico.

In base alle attuali conoscenze di biofisica, si può pensare che i campi elettromagnetici a bassa intensità e bassa frequenza possano agire modificando il potenziale di membrana a livello delle cellule nervose.

In questo modo possono essere riattivati circuiti neuronali disfunzionali.

Un meccanismo d’azione di questo genere è stato in passato ipotizzato per spiegare gli effetti disinibenti dei trattamenti elettroconvulsivanti.

Con questa metodica possiamo agire in modo fine e modulato, evitando interventi invasivi e potenzialmente dannosi sulla salute mentale.

La stimolazione di fattori neurotrofici è un altro effetto legato ai campi elettromagnetici, che potrebbe spiegare un’efficacia più tardiva e dilazionata nel tempo.

In base ai presupposti teorici, possiamo ipotizzare un’efficacia clinica precoce, legata agli effetti sulla polarizzazione di membrana, e un effetto tardivo, legato all’induzione neurotrofica.

Abbiamo trattato 33 pazienti affetti da disturbi psichiatrici cronici e resistenti al trattamento farmacologico.

Ciascun ciclo di trattamenti prevedeva 20 sedute di durata variabile da 18 a 54 minuti.

Abbiamo usato un protocollo con intensità comprese fra il 10 e il 50% di quelle prodotte dall’apparecchiatura e frequenze comprese fra 10 e 40 Hz.

Abbiamo effettuato valutazioni tramite BPRS (Brief Psychiatric Rating Scale) con T0 T1 T2 rispettivamente all’inizio, dopo la decima seduta ed alla conclusione, per valutare gli effetti sulla salute mentale.

I primi parziali risultati della nostra ricerca dimostrano un’efficacia significativa che si manifesta soprattutto nella prima metà del ciclo di trattamento.

Ciò sembra confermare la nostra ipotesi che prevede un effetto terapeutico precoce dopo le prime sedute.

Non abbiamo osservato alcuna differenza tra i risultati legati alla durata delle sedute, per cui si può ipotizzare che sia preferibile orientarsi verso tempistiche inferiori o uguali ai 36 minuti.

Come in tutte le ricerche effettuate sul campo, non è stato finora possibile ipotizzare un completo controllo sulle variabili intervenienti, inoltre la limitata numerosità del campione restringe la possibilità di trarre inferenze statistiche significative.

Conclusioni

Come confermato anche dalle impressioni soggettive degli operatori e degli utenti, la tecnica mostra un’efficacia significativa già evidente nelle fasi iniziali del trattamento.

Con lo sviluppo della ricerca, ci proponiamo di ottimizzare i protocolli di trattamento, i tempi e le metodologie di somministrazione e di individuare le patologie bersaglio maggiormente sensibili.

Premessa

Con l’attuazione della legge di riforma psichiatrica del 1978, in Italia sono stati realizzati una serie di servizi pubblici diffusi in modo capillare nel territorio.

Nel corso di questi tre decenni, si è dischiusa l’opportunità di sperimentare nuove metodiche di trattamento e di intervento per la salute mentale, di tipo sanitario, sociale, riabilitativo e psicoterapeutico.

Un settore che, però, è rimasto indietro nella ricerca è quello delle terapie biofisiche ed in particolare dei trattamenti basati sui campi elettromagnetici a bassa frequenza e bassa intensità.

Se si esclude qualche report su singoli casi, non sono stati finora effettuati studi sistematici nel campo della psichiatria e della salute mentale.

Eppure esistevano da tempo i presupposti teorici e patogenetici per ipotizzare l’efficacia di questo strumento.

La diatriba sull’elettroshock

L’elettroshock ha costituito per molti decenni, e continua tutt’oggi a costituire, motivo di contrasto e di scontro fra psichiatri di differente impostazione.

Da una parte alcuni autori elogiano, spesso acriticamente, l’efficacia terapeutica, dall’altra altri ne stigmatizzano l’intrusività, la pericolosità e la mancanza di fondamenti scientifici.

La metodica fu introdotta negli anni Trenta dai neuropsichiatri italiani Ugo Cerletti e Lucio Bini.

Ebbero questa idea dopo aver osservato, presso il mattatoio di Roma, che i maiali venivano sedati e storditi mediante scariche elettriche sul cuoio capelluto, prima di essere macellati.

Partendo dal presupposto, mai dimostrato, che la schizofrenia non potesse svilupparsi in presenza di attacchi epilettici, nel 1938, effettuarono il primo trattamento elettroconvulsivante su un paziente schizofrenico.

I primi trattamenti erano drammatici, date le precarie tecniche di esecuzione: si assisteva ad intense crisi convulsive generalizzate, accompagnate da lesioni osteoarticolari (fratture, lussazioni, schiacciamenti e fissurazioni vertebrali) e cardiorespiratorie (collasso, lesioni ischemiche, apnea).

Nonostante questo, l’elettroshock si diffuse rapidamente in tutto il mondo e fu applicato indistintamente per risolvere qualsiasi problema di salute mentale.

Oggi la tecnica si è perfezionata ed appare meno traumatica.

Il paziente è sottoposto ad anestesia con trattamento anticolinergico, a curarizzazione e a respirazione assistita.

In questo modo si riducono i rischi della stimolazione vagale e si induce una paralisi neuro-muscolare che previene le lesioni osteo-articolari.

I rischi del trattamento elettroconvulsivante in salute mentale

Alto rischio per la salute mentale

Nonostante gli odierni accorgimenti, la pratica dell’elettroshock non è esente da effetti indesiderati.

Vi sono innanzitutto i rischi legati alla metodologia operativa e all’anestesia generale.

Possiamo avere dolori muscolari, apnea prolungata, laringospasmo, morsicatura della lingua, danni ai denti, ustioni cutanee.

La stimolazione vagale può provocare bradicardia ed ipotensione arteriosa seguite da tachicardia ed ipertensione.

Le complicanze cardiocircolatorie sono talora di particolare gravità:

  • insufficienza circolatoria,
  • ictus cerebrovascolari,
  • infarto del miocardio,
  • aritmie atriali o ventricolari,
  • arresto cardiaco.

Possono insorgere crisi epilettiche anche a distanza di settimane o mesi dal trattamento.

Viene alterato l’equilibrio biochimico, con elevati livelli di acido arachidonico, che possono danneggiare i vasi sanguigni.

Viene alterata la barriera emato-encefalica, per cui agenti dannosi entrano in contatto con il tessuto cerebrale, causando edema, ipertensione endocranica, sofferenza neuronale.

Tipica dell’elettroshock è una “sindrome organica”,

per lo più transitoria, con

  • alterazioni cognitive,
  • stato confusionale,
  • disorientamento,
  • cefalea
  • nausea.

È sempre presente una compromissione della memoria a breve termine, generalmente temporanea (da poche ore a poche settimane).

Si possono verificare disturbi della memoria a lungo termine con amnesie lacunari, anterograde o retrograde (NIH & NIMH Consensus Conference, 1985).

Dopo la conclusione del trattamento, di solito assistiamo ad un graduale recupero dei ricordi (Squire et al., 1981), anche se persistono deficit mnestici relativi al periodo del trattamento (Conti, Rossi, 1992).

In alcuni casi riscontriamo disturbi persistenti della memoria ed evoluzione verso la demenza.

La questione è comunque controversa, anche per la difficoltà di attribuire con certezza la patogenesi della demenza al trattamento elettroconvulsivante (NIH & NIMH Consensus Conference, 1985).

Letalità

La letalità è oggi intorno a 3-5 per 100.000 applicazioni e colpisce 1 su 10.000 pazienti. Il decesso è imputabile per lo più ai rischi dell’anestesia ma anche alle più gravi complicanze cardiocircolatorie.

Nonostante l’intrusività e la pericolosità, molti psichiatri tuttora caldeggiano questa tecnica. Altri invece la osteggiatno e stigmatizzano come metodica violenta, irrispettosa e poco utile.

In effetti, l’elettroshock si è dimostrato efficace per la salute mentale in alcune forme di depressione grave con marcata inibizione psicomotoria.

I miglioramenti si manifestano di solito dopo la quarta applicazione.

Controversa è l’efficacia in altri quadri clinici quali gli episodi maniacali e le sindromi catatoniche.

Quale meccanismo d’azione?

Non conosciamo il meccanismo d’azione dell’elettroshock.

Non ci sono evidenze scientifiche a suo favore, e la sua diffusione è legata più ad una prassi operativa che a presupposti teorici.

“Rimane irrisolto il problema dei meccanismi attraverso i quali la convulsione cerebrale provoca le modificazioni psichiche” (Conti, Rossi, 1992).

Fra le ipotesi proposte, quella più accreditata fa riferimento all’effetto che la corrente elettrica eserciterebbe sui campi elettromagnetici delle fibre e delle cellule nervose.

Si pensa che essa agisca modificando il flusso di ioni a livello delle membrane cellulari dei neuroni.

Si suppone anche che, accanto ad un effetto lesivo, eserciti anche un effetto neurotrofico sulle cellule nervose.

Secondo alcuni ricercatori, infatti, l’elettroshock favorirebbe l’increzione di fattori neurotrofici cerebrali nel sistema limbico, stimolando la crescita e proteggendo i neuroni dall’atrofizzazione indotta dalla depressione (Duman, Vaidya, 1998).

Esiste un’alternativa?

Possiamo trovare una metodica non invasiva né violenta, che abbia la stessa efficacia terapeutica per la salute mentale e che sia priva di effetti indesiderati e di rischi?

Un certo interesse ha destato la “stimolazione magnetica transcranica”, una tecnica non invasiva, ideata nel 1985 da un gruppo di ricerca di Sheffield, che utilizza impulsi magnetici trasmessi alla corteccia cerebrale per via transcranica.

Si tratta di una tecnica maneggevole e ben tollerata che ha dimostrato una certa efficacia soprattutto per il trattamento della Depressione Maggiore e delle depressioni stagionali.

Essa è stata approvata per il trattamento della depressione resistente in Canada ed ha anche ottenuto l’approvazione in USA della Food and Drug Administration.

Un’alternativa migliore

Prospettive ancora più interessanti ci vengono dall’uso dei campi magnetici a bassa frequenza e bassa intensità e, in particolare, dalla Ionorisonanza Ciclotronica.

Questa tecnica offre i presupposti teorici e metodologici per ipotizzare un’efficacia sui disturbi psichiatrici analoga o anche superiore a quella dell’elettroshock.

Con il vantaggio di un’assoluta maneggevolezza e di assenza di effetti indesiderati, come dimostrano i numerosi studi compiuti in vari settori della medicina.

Ionorisonanza Ciclotronica: ipotesi sui meccanismi d’azione in salute mentale

Sulla base degli studi condotti in questi anni, possiamo ipotizzare almeno quattro meccanismi d’azione che forniscono altrettanti fondamenti razionali per giustificare l’introduzione di questa metodica nel campo della cura psichiatrica.

1. Azione sui potenziali di membrana e sui processi enzimatici cellulari

In base alle attuali conoscenze di biofisica, si sa che i campi elettromagnetici a bassa intensità e bassa frequenza agiscono modificando il potenziale elettromagnetico delle cellule nervose.

Vengono stimolati la pompa sodio-potassio e altri sistemi enzimatici nella membrana cellulare e negli organuli intracellulari, con modificazione della permeabilità e miglioramento dello scambio ionico.

Possiamo riattivare, così, circuiti neuronali disfunzionali.

Un meccanismo d’azione di questo genere è stato ipotizzato, come abbiamo visto, per spiegare gli effetti disinibenti dei trattamenti elettroconvulsivanti.

Con la Ionorisonanza possiamo agire in modo più fine e modulato, evitando interventi grossolani e potenzialmente dannosi, come quelli prodotti dall’apporto massivo di sostanze chimiche o di correnti elettriche.

Questo meccanismo può spiegare effetti terapeutici già in una fase precoce e ci si può aspettare un miglioramento clinico già dopo le prime 4-5 sedute.

Possiamo ricordare anche che la Ionorisonanza Ciclotronica non agisce in maniera specifica e settoriale su alcune strutture ma la sua azione si esplica diffusamente a livello di tutte le membrane cellulari, dagli endoteli, ai fibroblasti, alle cellule nervose e gliali.

Perciò ci possiamo aspettare effetti differenti e aspecifici su strutture e patologie diverse.

2. Azione sui mediatori chimici

Gli studi condotti con la Stimolazione Magnetica Transcranica profonda a bassa frequenza, mostrano che questa metodica induce un incremento di mediatori chimici quali la dopamina e la melatonina (Sandyk et al., 1991; Conca et al.,1996).

Possiamo ipotizzare che un’azione analoga venga esercitata anche dalla Ionorisonanza la quale, anzi, offre il vantaggio di una selezione di onde personalizzate in base alla conduttanza di ciascun singolo organismo.

3. Stimolazione di fattori neurotrofici

Gli studi avviati da Liboff indicano con chiarezza che l’elettricità, sia quella disponibile all’interno dell’organismo sia quella prodotta da processi di trasduzione interna, è utilizzata nei processi fisiologici dei sistemi viventi per stimolare i fenomeni di crescita, riparazione e rigenerazione.

Ha osservato, in particolare, che i campi elettromagnetici stimolano la produzione fattori neurotrofici, capaci di incrementare la crescita cellulare e la rigenerazione di diversi tessuti, in particolare di quelli neuronale e gliale.

Ciò assicura una protezione dall’atrofizzazione indotta dalla depressione e da disturbi psicotici ad evoluzione demenziale .

In passato alcuni autori hanno attribuito anche questo tipo di azione all’elettroshock per spiegare l’increzione di fattori neurotrofici osservata in alcuni casi (Duman RS., Vaidya VA., 1998).

L’azione trofica sul tessuto neuronale e gliale potrebbe spiegare un’efficacia più tardiva e dilazionata nel tempo, per cui ci possiamo aspettare miglioramenti anche dopo un periodo di mesi o anni.

4. Riduzione dello stress ossidativo

Particolare importanza riveste l’azione protettiva nei confronti dello stress ossidativo.

I lipidi, le proteine, i carboidrati, gli acidi nucleici, vanno incontro ad ossidazione.

Se da una parte l’ossigeno è essenziale per il metabolismo dell’uomo, dall’altra rischia di diventare dannoso a causa delle numerose reazioni di ossidazione incontrollate (autossidazione), in presenza delle cosiddette specie reattive dell’ossigeno (ROS) che provocano sofferenza cellulare.

Accanto alle numerose patologie internistiche, lo stress ossidativo favorisce l’insorgenza o l’aggravamento di disturbi psichiatrici quali

  • Depressione,
  • Schizofrenia
  • Demenze degenerative .

Con la Ionorisonanza Ciclotronica si ottiene un miglioramento della bilancia ossidativa con aumento dei fattori antiossidanti e abbassamento dei fattori pro-ossidanti.

Ciò determina anche una riduzione dei livelli di radicali liberi nel sangue.

Anche sulla base di questo meccanismo, ci possiamo attendere effetti terapeutici in salute mentale a medio o lungo termine.

Ionorisonanza Ciclotronica in salute mentale: il nostro studio

Dal giugno 2009 presso il CSM (Centro di Salute Mentale) della Valle del Serchio, nell’Azienda USL 2 di Lucca, abbiamo avviato un progetto sperimentale che prevede il trattamento di pazienti con disturbi psichiatrici mediante Ionorisonanza Ciclotronica.

In base ai presupposti teorici, abbiamo ipotizzato che con la Ionorisonanza Ciclotronica possiamo aspettarci due tipi di risposta:

  •  una risposta clinica precoce, legata agli effetti sulla polarizzazione di membrana e sui neurotrasmettitori;
  •  una risposta tardiva, legata all’induzione neurotrofica e alla riduzione dello stress ossidativo.

Il campione

Sono stati trattati 33 pazienti affetti da disturbi psichici in carico al CSM e non ospedalizzati.

Sono stati selezionati quadri clinici a decorso cronico (pazienti seguiti da almeno 5 anni) che avevano mostrato resistenza al trattamento psicofarmacologico.

Trattandosi di una valutazione preliminare, ci siamo orientati a reclutare un campione non omogeneo sul piano nosologico, in modo da acquisire indicazioni a tutto campo per orientarci successivamente verso quelle patologie che si mostrino più sensibili al trattamento.

Le categorie nosografiche prese in esame sono riportate in Tab.1.

Tabella disturbi mentali

Nel corso del trattamento abbiamo registrato 10 casi di Drop out (pari al 30,3%).

Circa le cause di Drop out, abbiamo potuto rilevare in questo sottogruppo uno stato di ansia e di preoccupazione nei confronti di una metodica nuova e inusuale.

Tuttavia abbiamo notato che, col passare delle settimane, i casi di abbandono sono andati diminuendo.

Si può ipotizzare che gli operatori sanitari, acquisendo pratica nella procedura, siano divenuti progressivamente più rassicuranti nei confronti dei pazienti.

Metodologia

Ciascun ciclo di trattamenti di salute mentale prevedeva 20 sedute di durata variabile da 18 a 54 minuti (Fig. 2).

La durata delle singole sedute è stata stabilita tenendo conto dello stato psichico dei vari utenti e della loro compliance.

Questo ci ha consentito di acquisire dati sull’efficacia del trattamento in rapporto alla durata della singola seduta.

Durata sedute per salute mentale

Abbiamo usato un protocollo con intensità comprese fra il 10 e il 50% di quelle prodotte dall’apparecchiatura e frequenze comprese fra 10 e 40 Hz.

Abbiamo effettuato valutazioni tramite BPRS (Brief Psychiatric Rating Scale) con T0 T1 T2, rispettivamente all’inizio, dopo la decima seduta ed alla conclusione, ossia dopo la ventesima seduta.

A partire da due mesi precedenti all’inizio del trattamento non abbiamo apportato alcuna modifica alle terapie farmacologiche in atto.

Risultati per la salute mentale

Nella Tab. 2, abbiamo riportato i punteggi complessivi della PBRS ai diversi tempi del trattamento: T0, T1, T2

Tabella risoluzione problemi mentali

Come si evince dall’istogramma della Fig. 3, fra l’inizio del trattamento e la decima seduta si registra una riduzione dei punteggi altamente significativa (p=0,000).

Fra la decima e la ventesima seduta, si può osservare un ulteriore miglioramento che è però di entità inferiore e di ridotta significatività (p=0,161).

Grafico risoluzione problemi mentali

I primi parziali risultati della nostra ricerca dimostrano un’efficacia significativa che si manifesta soprattutto nella prima metà del ciclo di trattamento, più precisamente intorno alla quarta seduta.

Successivamente al T1 si osserva un assestamento delle condizioni senza ulteriori significativi miglioramenti.

Ciò sembra confermare la nostra ipotesi che prevedeva un effetto terapeutico precoce dopo le prime sedute.

Mancano ancora osservazioni di follow-up per tempi superiori a tre mesi dal termine del primo ciclo di trattamento.

L’istogramma della Fig. 4 mostra come gli effetti terapeutici della Ionorisonanza si siano spalmati su tutte le categorie diagnostiche.

Ciò sembrerebbe suggerire che l’efficacia del trattamento sia indipendente dalla specificità nosologica. Tuttavia il campione è, in questo caso, troppo limitato per trarre conclusioni valide.

Otteniamo dati significativi invece dall’analisi dei singoli item, come riportato nell’istogramma di Fig. 5.

Vediamo un miglioramento significativo distribuito su tutti gli item e questo avvalora l’ipotesi di meccanismi d’azione generalizzati ed aspecifici .

 

 

Abbiamo analizzato, infine, i dati relativi alla durata delle singole sedute. Non è stata osservata alcuna differenza significativa tra i risultati ottenuti con sedute inferiori o superiori ai 36 minuti.

Pertanto possiamo pensare che sia preferibile orientarsi verso tempistiche inferiori o uguali ai 36 minuti.

I limiti della ricerca

Come in tutti gli studi condotti sul campo, non è stato fino ad ora possibile realizzare un completo controllo sulle variabili intervenienti.

Inoltre la limitata numerosità del campione che ha ad oggi terminato il ciclo completo di trattamenti restringe la possibilità di trarre inferenze statistiche significative.

Conclusioni

Come confermato anche dalle impressioni soggettive degli operatori e degli utenti, la tecnica mostra un’efficacia significativa già evidente nelle fasi iniziali del trattamento in salute mentale.

In particolare abbiamo notato un miglioramento significativo intorno alla quarta/quinta sessione.

Questa valutazione sembra offrire una prima conferma alle attese formulate sulla base delle ipotesi sul meccanismo d’azione.

Con lo sviluppo della ricerca, ci proponiamo di ottimizzare i protocolli di trattamento, i tempi e le metodologie di somministrazione e di individuare le patologie bersaglio maggiormente sensibili.

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Pubblicato da marcoverdinelli

Fin da ragazzo mi sono interessato di elettronica. Un'estate andai in vacanza in montagna - si, in estate preferisco il fresco dell'altezza... - con gli amici; c'era una piscina riempita con l'acqua del locale torrente. Gelida. In quell'occasione mi venne una dolorosissima tallonite, che mi impedì di avvicinarmi a quell'acqua per tutto il tempo. Vi lascio immaginare l'arrabbiatura... Ma qui entra in gioco l'elettronica. Prima di partire, avevo visto il progetto di un apparecchio elettromedicale sulla rivista Nuova Elettronica. Tornato a casa, alzai il telefono e ordinai il kit. Lo montai, feci 20 giorni di applicazioni, e... Da allora sono passati oltre trent'anni, e non ho mai più avuto talloniti! Fu l'inizio di un grande amore... E oggi ho finalmente trovato un'azienda che ha sviluppato la ricerca scientifica nel settore, e propone apparecchi di uso semplicissimo che hanno un'efficacia grandemente superiore.

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