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Biostimolazione laser e sua applicazione in odontostomatologia

Immagine di Mina.ashrafzade / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

Tratto dal 2° convegno nazionale SIBE, Società Italiana Biofisica Elettrodinamica, 2007

Dr. Alessandro Cipollina (Roma)

La mininvasività è una scelta tecnologica in grado di farci superare le barriere anatomiche con grande risparmio biologico e con uguale raggiungimento degli obbiettivi diagnostici e terapeutici.

Solo conoscendo i mezzi che abbiamo a disposizione possiamo ottimizzare i nostri risultati.

Secondo Guastamacchia l’ergonomia è la scienza dell’adattamento del lavoro all’uomo, ecco perché diventa fondamentale il corretto inserimento dei mezzi fisici come ausilio allo svolgimento corretto di una professione per avere il massimo risultato col minimo dispendio di energia.

Ad esempio i laser HP a disposizione nella nostra professione sono distinguibili per tipo ma anche per campo di applicazione: l’erbium è elettivo per i tessuti duri, il CO 2 è specifico per il taglio chirurgico, il neodimium è affine ai tessuti pigmentati e per questo è utile sui tessuti molli.

I laser ad oggi individuabili per la biostimolazione pura sono dei soft laser , elettivamente diodi mono – tripli con potenze dell’ordine dei milliwatt determinando la cosidetta LLLT.

In realtà sappiamo che anche gli hard laser già menzionati nell’attraversare un tessuto per motivi chirurgici e comunque a basse potenze hanno in se i valori della biostimolazione, soprattutto là dove la radiazione si attenua (tempo di rilassamento termico e tempo di rilassamento elatico in relazione alla lunghezza di penetrazione ottica della radiazione nel tessuto) raggiungendo valori omologabili ai milliwatt sul tessuto e microwatt su singole cellule.

Tale radiazione attiva i sistemi di trasduzione a livello di membrane cellulari (fosforilazioni, prenilazioni ed altro) capaci di trasformare ADP in ATP, e cioè di far partire un messaggio intracitoplasmatico con potenziamento della respirazione a livello mitocondriale della attività ribosomiale e delle funzioni cito specifiche.

( El Batanouny M. et. altri Università del Cairo 2002 sulla stimolazione di linfociti.).

Il laser esercita una azione biostimolante sui tessuti in quanto agisce come perturbazione esterna (sia meccanica,sub-suprassonica,sia energia elettromagnetica, ovvero termica) in grado di determinare per risonanza molecolare modifiche al bilayer lipoproteico delle membrane cellulari a favore dei sistemi energetici (v. cAMP,cGMP,IP 3 ) di membrana con trasduzione del segnale (fosforilazioni ad opera di proteinchinasi) e potenziamento del sistema biomolecolare della respirazione a livello mitocondriale, ovvero esaltazione delle funzioni citospecifiche.

In un lavoro di Alexandrotou E. ed al. (2002), gli autori dimostrano che la stimolazione con laser di bassa potenza è importante nella attivazione della proliferazione cellulare e nel trattamento di patologie a diversa etiologia.

Con i laser a bassa potenza a 647 nm si è riusciti a lavorare su fibroblasti umani osservati con microscopio confocale in una camera di incubazione.

Si è monitorato il potenziale di membrana mitocondriale, ph intracellulare, alterazioni Ca ++, liberazione di ossigeno reattivo, tutti potenziati dopo biostimolazione.

Non è casuale la sovrapponibilità dei percorsi tra laser e TME in relazione al fatto che nell’uso quotidiano l’attenzione si è spostata su bassi valori di potenza, per i laser, e di bassa intensità con il Seqex.

In buona sostanza per ottenere gli effetti benefici della terapia laser si ricorreva al low level; oggi anche gli Hard Laser vengono usati ai limiti minimi di potenza e comunque le fibre ottiche sono un modo per afferire ai siti microscopici con una applicazione puntiforme dell’energia positiva coerente.

Così come le onde incoerenti dei CM oggi possono essere applicate in tempi brevi e con cicli intervallati.

Conclusioni

E’ chiaro che i mezzi fisici in medicina hanno ormai assunto un ruolo determinante soprattutto in relazione alle applicazioni della biostimolazione tissutale.

La visione comune trasmessaci da vecchi concetti era una stimolazione tissutale finalizzata alla riduzione degli stati infiammatori e al lenimento del dolore, puntando a controllare biostrutture comunque macroscopiche.

Il punto di svolta è posto in essere nel tentativo di misurarsi con componenti molecolari, i mediatori dell’infiammazione, il comportamento delle membrane cellulari e le proteine in essa presenti a determinarne le funzioni, il comportamento bioelettrico dei componenti tissutali e dei sistemi di conduzione del segnale nervoso e di trasduzione del messaggio bioumorale.

Ecco perchè la ricerca scientifica punta a selezionare e sperimentare livelli di potenza, per i laser, ed intensità e frequenza , per i Campi Magnetici, sempre più bassi.

E la risposta delle componenti biologiche trova spiegazione nel fatto che la vita è armonia, ritmicità, alternanza, pulsazione, e la radiazione elettromagnetica è l’energia che può risuonare favorevolmente con la propensione ritmica che le molecole esprimono con la loro energia.

 

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