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Estratto dall’intervista al Prof. Liboff

Tratto dal 3° convegno nazionale SIBE, Società Italiana Biofisica Elettrodinamica, 2010

ABRAHAM R. LIBOFF, Professor Emeritus of Physics

Oakland University, Rochester, Michigan, USA

Prof. Liboff, potrebbe descriverci il suo background?

Tutta la mia formazione scientifica, dagli studi superiori alla laurea, è avvenuta nell’ambito della Fisica.

Mi sono specializzato in biofisica questi ultimi 20-30 anni e la grande svolta nella mia carriera è avvenuta quando iniziai a studiare la piezoelettricità nelle ossa.

Questo mi ha condotto alla scoperta di una interessante relazione tra la fisica e gli esseri viventi.

Quali eventi portarono alla formulazione dell’ipotesi della Ionorisonanza Ciclotronica?

I miei primi lavori dedicati allo studio delle ossa risalgono al 1979.

Partecipai allora a un convegno nel quale ascoltai la relazione del grande scienziato Ross Adey e fui colpito da molte sue affermazioni.

Adey stava conducendo un esperimento a Loma Linda in California, finalizzato a produrre un effetto di liberazione del calcio dal tessuto cerebrale.

Adey scoprì che esponendo gli organismi viventi – nel caso specifico il tessuto cerebrale di un pulcino – a deboli campi magnetici, gli ioni di calcio, in relazione alla frequenza impiegata, affluivano più velocemente o più lentamente di quanto non facessero di norma.

Questo esperimento divenne noto come “Esperimento di efflusso del calcio” e fu ripetuto molte volte, in particolare da Carl Blackman, che collaborava con la Environmental Protection Agency.

Ad Atlanta, in occasione di un convegno organizzato nel 1984 dalla Società di Bioelettromagnetica, ero uno dei relatori al Convegno e anche il mio amico Blackman presentò in quell’occasione i suoi studi.

Mostrò che gli effetti che Adey aveva scoperto potevano dipendere dall’influenza del campo magnetico terrestre.

Non aveva alcuna spiegazione per questo fenomeno, o piuttosto, la sua spiegazione non era corretta.

Avendo lavorato inizialmente con le onde cosmiche, io invece riconobbi il fenomeno chiamato Ionorisonanza Ciclotronica.

Dopo il convegno di Atlanta, dove per la prima volta conobbi i dati di Blackman, convinsi quelli della Marina Militare a testare effettivamente questo concetto di Ionorisonanza sui topi.

Si tratta di addestrare un topo a svolgere un determinato lavoro, per poi produrre un campo o somministrare una medicina affinché il topo non ricordi più l’addestramento.

Ricordo di aver chiamato il mio collega che stava lavorando nel laboratorio e di avergli chiesto: “Come è andato l’esperimento?”.

Fui sorpreso perché lui disse che il risultato era fantastico, che non aveva mai visto un risultato come quello prima di allora.

Era successo che i topi, tutti i topi, avevano completamente dimenticato ciò per cui erano stati addestrati, e solo dopo 24 ore riacquistarono la memoria.

Un altro esperimento importante fu condotto in California da un gruppo che stava lavorando con una società che studiava le cellule che producono insulina, il nome esatto è Fattore di Crescita Insulino-simile.

Scoprirono che la produzione del Fattore di Crescita Insulino-simile poteva essere aumentata enormemente con l’applicazione di campi di Ionorisonanza Ciclotronica.

Lei ha illustrato le basi teoriche e messo in rilievo alcuni concetti: al di là di questo, esistono anche applicazioni pratiche?

Le applicazioni mediche sono molteplici: di gran lunga, l’applicazione medica più importante è legata alla riparazione delle ossa che non si saldano, alla non-unione ossea.

L’idea di applicare a quest’ambito l’elettromagnetismo risale agli anni ‘70, quando Angel Bassett applicò grandi impulsi magnetici per attivare correnti direttamente dentro una frattura.

Quando studiammo questa applicazione, qualche anno dopo, decidemmo di sostituire il campo magnetico molto intenso che era stato usato, i cosiddetti campi magnetici pulsati, con la Ionorisonanza Ciclotronica e osservammo che poteva produrre gli stessi risultati utilizzando un’intensità di energia più bassa di oltre cento volte.

Questa scoperta ha condotto all’uso massiccio di Ionorisonanza Ciclotronica al fine di favorire la riparazione ossea: ormai centinaia di migliaia, forse un milione di persone sono già state trattate in questo modo.

Questi trattamenti sono stati approvati dalla americana Food and Drug Administration, e vengono utilizzati non solo per la riparazione delle fratture, ma anche per la riduzione dei tempi di recupero post-operatorio negli interventi chirurgici della colonna vertebrale, senza dimenticare che già sono state ampiamente sperimentate alcune applicazioni della Ionorisonanza Ciclotronica.

Queste applicazioni includono il trattamento di disturbi della personalità, della sclerosi multipla, dei disturbi derivanti dalla chemioterapia.

Quello della chemioterapia è un problema notevole riferito dai pazienti con il cancro; in effetti la chemioterapia può risultare talvolta peggiore del male.

Il dottor Rossi a Genova ha scoperto che i trattamenti di Ionorisonanza Ciclotronica effettivamente influenzano la formazione di radicali liberi e le persone che hanno problemi di tossicità derivanti dalla chemioterapia, vedono sostanzialmente ridurre o scomparire questi disturbi.

La Ionorisonanza Ciclotronica è stata usata anche nell’ambito dell’autismo e in un’ampia serie di altri disturbi.

Desidero menzionare anche una ulteriore applicazione sperimentale della Ionorisonanza Ciclotronica: riguarda i risultati ottenuti in Italia nella differenziazione delle cellule staminali per l’impiego nelle malattie cardiache.

Cosa ci riserva il futuro?

Vi sono molte altre potenzialità, ad esempio un settore in cui ritengo prossime le applicazioni della Ionorisonanza Ciclotronica è quello delle patologie del cervello come il morbo di Parkinson e altri disturbi del genere.

In particolare è molto interessante il trattamento del disturbo bipolare e della depressione.

Nel passato queste patologie venivano trattate con shock bioelettrici, inviando grandi correnti attraverso il cervello.

Ora invece sono trattati con la stimolazione magnetica trans-cranica: un campo molto intenso viene applicato direttamente sulla testa.

Ciò che mi colpisce è il parallelismo tra questo trattamento e quello delle fratture ossee su cui inizialmente cominciai a lavorare negli anni Settanta: allora per trattare le fratture si applicava un grande campo magnetico che cambiava rapidamente e produceva la corrente nella lesione.

E come ho già detto, siamo stati in grado di sostituire questo concetto di magnetoterapia con la Ionorisonanza Ciclotronica, utilizzando campi magnetici talmente deboli da poter essere generati con piccole batterie e quindi con una tecnica estremamente portatile.

Ora, allo stesso modo, penso che molto probabilmente possiamo prendere la stimolazione magnetica transcranica e ridurne le intensità usando la Ionorisonanza Ciclotronica.

Il futuro riserva anche dell’altro, qualcosa di nuovo, che ha a che fare con quello che io chiamo la medicina elettromagnetica: per anni, fin dai tempi di Pasteur e dei suoi successori, abbiamo fondamentalmente utilizzato la chimica per curare diverse malattie del corpo.

Per un certo periodo questo è stato considerato da biologi e medici come l’unico modo per il trattamento degli esseri viventi.

Tuttavia, credo che questo sia un approccio incompleto: penso che l’uso della chimica stia per essere soppiantato dall’uso dell’elettromagnetismo e ciò potrà accadere se saremo capaci di pensare agli esseri viventi come ad entità elettromagnetiche, con i loro campi incorporati, fondamentalmente derivati dall’evoluzione, che seleziona per ogni specie un diverso campo elettromagnetico.

Ma ora la domanda è: come conservare il benessere?

Penso che il benessere possa essere mantenuto conservando il campo che l’evoluzione ci ha assegnato, ciò che avviene nello stato di normalità; al verificarsi di malattie o traumi, possiamo allora intervenire applicando campi elettromagnetici.

Quindi il futuro sarà elettroceutico, non farmaceutico.

 

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